mezzo viaggio alla ricerca dell'abbandono
- 15 mag 2016
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 13 apr 2020
Non siamo più abituati alle scomodità, siamo spesso goffi e impreparati se calati in contesti che prevedono tempo, pazienza, fatica e sacrificio per compiere ciò che oggi realizzeremmo in un baleno. Andare alla scoperta di zone abbandonate è un viaggio geografico, ma anche psicologico. Conoscere la storia di un luogo abbandonato, aiuta ad accettarne con intelligenza i "limiti", cavalcando con interesse i "difetti" di una civiltà ormai sparita.
Scoprire luoghi abbandonati così vicini a noi, può divenire quindi un percorso dal carattere antropologico, proprio perché, da visitatore, ci si muove ai margini di una umanità ormai sparita, in punta di piedi come su di un solaio pericolante. Lì si è spettatori di un passato percorribile e fotografabile. Serve impegno, non lo si può prendere troppo alla leggera. E quindi càpita di non riuscire a raggiungere la meta preposta, proprio perché la percezione del tempo odierna ci ha a mano a mano condizionati e abituati a fare tutto all'ultimo momento, per poi recuperare in qualche modo.
La natura, invece, ha i propri tempi che crea ed impone. L'abitante di un tempo, sottostava ad essi e li rispettava, per non esserne inghiottito.
C'è sempre un motivo per cui un luogo è stato abbandonato: scoprirlo è la chiave per riappropriarsene. Foto scattate con Fuji X-E2 ed alcuni obiettivi vecchi e nuovi. Le immagini sono praticamente come sono uscite dalla macchina (ho usato diversi "profili pellicola" direttamente in macchina. In questo periodo sto cercando di ridurre il più possibile la post-produzione).























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